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Buone notizie dalle balene: stanno riconquistando i Poli

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Un nuovo studio dimostra che, quarant’anni dopo la messa al bando della caccia alle balene, i cetacei stanno tornando a occupare i loro habitat.

La caccia alle balene per scopi commerciali è stata bandita (quasi) in tutto il mondo a partire dal 1969, e l’industria baleniera è scomparsa definitivamente dai radar (con qualche eccezione non meritevole) alla fine degli anni Ottanta. Ora, finalmente, i cetacei stanno riconquistandosi i loro spazi: un nuovo studio pubblicato su Endangered Species Research mostra che alcune delle specie che più di tutte subirono gli effetti della caccia alle balene stanno lentamente ritornando nei loro habitat originari, e in particolare nelle regioni polari.

LE BALENE IN SOUTH GEORGIA. Dove però questi animali devono confrontarsi con altri problemi e rischi per la loro sopravvivenza, oltre che con le sfide che il riscaldamento globale sta presentando all’intero ecosistema marino.

Lo studio si concentra in particolare sulle balenottere azzurre, una delle specie di balene più colpite dalla caccia a causa delle loro dimensioni, che le rende(va) bersagli appetitosi per la navi baleniere. Secondo alcune stime, quando la caccia alle balene era al suo apice le acque della South Georgia, una piccola isola controllata dall’Inghilterra che si trova nell’Atlantico meridionale, erano il teatro di una vera e propria strage, con 3.000 balenottere azzurre uccise in media ogni anno.

LA SFIDA DEL GLOBAL WARMING. Questo perché la zona è ricca di krill ed è dunque una sorta di mensa a cielo aperto per i cetacei, che negli anni Ottanta sono sostanzialmente scomparsi dalle acque antartiche. Negli ultimi anni, però, i numeri hanno ricominciato a salire: dal 2012 a oggi sono stati avvistati, intorno alla South Georgia, 58 nuovi esemplari; secondo gli scienziati è un’indicazione del fatto che le balene hanno riscoperto l’area e la sua abbondanza, e stanno lentamente tornando a popolarla.

Una nuova specie di balena è stata scoperta in Messico

I ricercatori della ONG Sea Shepherd hanno annunciato di avere individuato in Messico una nuova specie di balena. Se la notizia sarà confermata da ulteriori analisi si tratta di una scoperta sensazionale.

Un gruppo di scienziati che lavorano per la ONG Sea Shepherd, e che sta conducendo un’operazione di ricerca al largo delle coste occidentali del Messico, ha individuato e filmato quella che si ritiene possa essere con ogni probabilità una nuova specie di balena, mai vista né descritta prima. Lo ha annunciato la stessa ONG sul suo sito e in un video pubbicato su YouTube.

MAMMIFERI SCONOSCIUTI? Se la notizia sarà confermata da ulteriori analisi si tratterebbe di una scoperta sensazionale: è quasi impossibile ormai scoprire, su un pianeta che abbiamo esplorato in lungo e in largo, mammiferi sconosciuti (marini o terrestri) di grandi dimensioni, e nella stragrande maggioranza dei casi la descrizione di nuove specie è in realtà un cambio di denominazione di una specie già conosciuta e identificata come distinta solo grazie ad analisi genetiche.

La scoperta è avvenuta durante uno dei viaggi della nave Martin Sheen, che sta conducendo in queste settimane un’operazione di ricerca denominata Divina Guadalupe, il cui scopo è quello di studiare le acque intorno alle isole di San Benito (un gruppo di tre isolette che si trovano al largo della Baja California, sulla costa occidentale del Messico), e soprattutto i cetacei che le abitano.

OPERAZIONE DIVINA GUADALUPE. In particolare, il gruppo composto da Gustavo Cárdenas Hinojosa del CONANP (la commissione messicana che si occupa di aree protette) e da Jay Barlow ed Elizabeth Henderson del Naval Warfare Information Center americano era sul posto per indagare su alcuni canti di balene registrati in zona e impossibili da associare a specie note. Il team ha quindi registrato e filmato gli animali: l’analisi di audio e video ottenuti in questo modo ha convinto gli scienziati di trovarsi di fronte a una nuova specie di balena.

Più precisamente, l’animale appartiene agli zifidi, un gruppo di cetacei odontoceti, e dunque più vicini ai delfini, alle orche e alle “balene con i denti” (i capodogli) che alle balene “classiche” (misticeti); la confusione sul nome deriva dal fatto che gli zifidi in inglese vengono chiamati “beaked whales”, balene con il becco, per via del loro muso allungato.

GLI ZIFIDI DEL MESSICO. Gli esemplari osservati si distinguono dagli zifidi che abitano nella zona per via dei loro canti: ogni specie ha il proprio “dialetto”, e quello di questa possibile nuova specie è una novità assoluta. Tra gli zifidi che abitano al largo del Messico c’è tra l’altro il misteriosissimo mesoplodonte di Perrin, una specie rarissima che conosciamo solo grazie a qualche cadavere spiaggiato e che non è mai stata osservata viva: inizialmente si pensava che gli animali filmati da Sea Shepherd potessero appartenere a questa specie, un’ipotesi smentita dalle analisi del canto e anche del loro aspetto. Ora i ricercatori aspettano i risultati delle prime analisi genetiche condotte su campioni biologici prelevati dall’acqua intorno agli animali, per avere la conferma (o la smentita) della loro identità tassonomica.

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