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Meno odio sui social

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La notizia è nella quinta
edizione della Mappa dell’intolleranza, dove l’esame dei tweet da marzo a settembre 2020 evidenzia il calo del linguaggio violento rispetto all’anno 2019; intendiamo “linguaggio violento” (hate speech) un discorso di odio diffuso tramite i mezzi di comunicazione, che colpisca l’individuo come singolo o intere categorie e fasce di popolazione.
E’ chiaro come e perché i social media siano diventati un “terreno privilegiato” dove incitare al linguaggio violento, ma godendo di garanzia anonimato e di interattività.
Vox-osservatorio italiano sui diritti(in collaborazione con l’università statale di Milano, l’università di Bari Aldo Moro, l’università di Roma La Sapienza e l’università Cattolica di Milano), ha ideato un progetto che consente l’estrazione del tweet in cui ci sono parole considerate sensibili e identifica le zone dove l’intolleranza è più diffusa.
I tweet analizzati riguardano 6 gruppi:
• donne
• persone omosessuali
• migranti
• persone con disabilità • ebrei
• musulmani

Buone notizie

Nei 7 mesi del 2020 i twitter totali raccolti sono 1.304.537, di cui 565.526 sono quelli negativi, ovvero il 43%, contro il 57% di tweet positivi; mentre l’anno scorso sul totale di tweet analizzati il 70% era riconducibile a fenomeni di linguaggio violento sui social. Possiamo quindi dire che sono diminuiti significativamente i tweet di odio.
Nel 2019 la classifica dei gruppi più colpiti era:

  1. Migranti
  2. Donne
  3. Islamici
  4. Disabili
  5. Ebrei
  6. Omosessuali
    Naturalmente possiamo giungere a risultati diversi, analizzando oltre al territorio nazionale, le singole regioni in relazione ai gruppi discriminati, come ad esempio vi siano dei picchi più alti in concomitanza di certi eventi:come contro gli ebrei il 25 aprile, festa della liberazione o al compleanno della senatrice Liliana Segre a settembre.

I progetti per combattere i discorsi d’odio in rete
Durante il webinar, organizzato dalla Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni
d’odio, dal tema “La nuova geografia dei discorsi d’odio online.Come la pandemia da Covid-19 ha modificato diffusione e virulenza dell’hate speech”, sono
stati individuate tre aree per combattere il linguaggio violento sui social: mappare, educare, normare.La mappatura è di fondamentale importanza per capire il fenomeno.
Sono state esaminate sette categorie di discorsi d’odio: generici, sessisti, omofobi, razzisti, antisemiti e quelli riguardanti la discriminazione territoriale e le ideologie politiche.
Diverse sono le iniziative di sensibilizzazione, come Parole ostili, il progetto sociale che
vuole “ridefinire lo stile con cui le persone stanno in rete, vuole diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti”. Parole ostili ha stilato il Manifesto della comunicazione non ostile, una carta che elenca dieci princìpi utili a migliorare lo stile e il comportamento online.
Da menzionare è anche Odiare Ti Costa, l’iniziativa dell’associazione “Pensare Sociale” di sostegno, supporto e aiuto alle vittime di odio sul web.

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